Storia e passione per le motociclette si fondono all’interno del Museo Nazionale della motocicletta che racchiude in sé anni di avvenimenti incredibili: moto che hanno percorso migliaia di chilometri e cimeli appartenuti a motociclisti che in sella alle loro moto hanno vissuto mille avventure sulla strada.

Un vero e proprio luogo dove poter ripercorre le tappe principali della storia della motocicletta, dalla creazione ai giorni nostri: un percorso sensoriale a 360° in cui è possibile immergersi in un’atmosfera fantastica ed ammirare i modelli del passato tornando indietro nel tempo come se fossi un motociclista dello scorso secolo.

Il Museo Nazionale della motocicletta è un museo americano senza scopo di lucro situato ad Anamosa, nello Iowa. È stato fondato da costruttori di motociclette e piloti nel 1989 in modo da poter conservare l’esperienza storica dei modelli passati e presenti anche grazie ad accessori e documenti storici.

Oltre 100 anni di storia racchiusi in un unico posto che contiene centinaia di motociclette provenienti da tutto il mondo: dalla Gran Bretagna al Giappone passando per altri paesi europei.

Aiutano a rendere l’esperienza indimenticabile anche:

  • Abbigliamento tecnico
  • Fotografie
  • Grafiche pubblicitarie

Tutto questo è possibile grazie ai finanziamenti che provengono da varie fonti come sponsorizzazioni aziendali, sovvenzioni, raccolte fondi e donazioni generose da parte dei singoli motociclisti che vogliono partecipare attivamente al continuo potenziamento del Museo Nazionale della Motocicletta.

Scopri i modelli personalizzati

All’interno del Museo Nazionale della Motocicletta sono presenti un’infinità di modelli storici e personalizzati.

Tra i più particolari possiamo sicuramente citare:

Lo Scooter Harley-Davidson del 1950 di Margaret Wilson. Mike Wilson, il marito di Margaret, è stato un meccanico dell’aviazione ed un pilota e maccanico nelle corse. Un giorno decise di prendere per la moglie una Harley-Davidson S-125 “Hammer”. Ha tagliato il telaio in diversi punti per renderla più stretta e più bassa a terra. Grazie alla sua esperienza, il risultato finale è molto simile a quello che si avrebbe con dei modelli realizzati in produzione di massa. Il colore scelto non poteva che essere quello della Motor Maids, una organizzazione femminile instaurata nel 1940 e della quale Mike e Margaret erano membri attivi.

La Thundebolt BSA 650 a carburatore singolo prodotta dal 1964 al 1972. Per alcuni il modello in produzione nel 1970 sembrerebbe essere il migliore di sempre. Aveva doppio clackson e i prigionieri del cilindro maggiorati e rinforzati. Inoltre, il miglioramente più grande era rappresentato dall’attuatore frizione di derivazione Triumph. Serie di miglioramenti che si andava a concludere con la presenza dei supporti specchietti in modo da renderla conforme alle norme del codice della strada USA vigente all’epoca.

Yamaha Virago Cafe Racer XV 920 del 1982.

1982 XV 920 Yamaha Virago Cafe Racer. La storia di questa moto è legata a Ron Benvard. Il pilota e meccanico, ispirato dalla Virago di Doc’s Chops, decide di comprare una Virago e rivoluzionarla interamente: il telaio è realizzato in tubi d’acciaio da due pollici è stato saldato dal figlio, le sospensioni sono di una R6, il tachimetro è della Dime City Cycles ed il serbatoio apparteneva ad una Benelli Mohave. Tutto il resto è stato comprato su diverse aste ebay. La colorazione di questa moto è assolutamente iconica: presenta dei richiami all’ Ace Cafè di Londra e lo status Ton Up che si raggiunge solo dopo aver superato le 100 miglia orarie correndo sulle strade inglesi tra una taverna e l’altra. Il tutto ad evidenziare l’enorme passione di Ron Benvard per le café racer e per il TT di Man.

Queste sono solo alcune delle incredibili moto che si possono vedere al Museo Nazionale della Motocicletta.
Molti più modelli prodotti da Harley-Davidson, Indian, BMW, Triumph ed altre case iconiche riempiono le stanze di questo incredibile museo.

Hai avuto la fortuna di vistare questo museo, magari viaggiando verso Sturgis? Se la tua risposta è “si”, raccontaci la tua esperienza.
Se la tua è risposta è “no”, possiamo solo dirti: cosa stai aspettando?