La storia dei modelli Indian Scout inizia ben prima del suo anno di lancio -1919- per arrivare fino ai giorni nostri. Nel mezzo ci sono tutte le caratteristiche che l’hanno trasformata in una vera icona: innovazione, vittorie e record infranti.

Quando si parla di Indian Scout il primo nome che balza alla mente degli appassionati è quello di Charles B Franklin. Il ragazzo – ingegnere elettrico ed appassionato di motociclismo – era solito gareggiare ad alti livelli: si posizionò nella Top 10 al TT dell’Isola di Man dal 1908 al 1914 (tranne per il 1910 ed il 1912) ed arrivò addirittura secondo nel 1911.
Nel 1910 lasciò il suo lavoro da ingegnere per aprire una concessionaria Indian e concentrarsi sul modificare moto per le corse e partecipare ad eventi. Nel 1912, al Brooklands race way, divenne il primo uomo in grado di percorrere 300 miglia in 300 minuti.

Indian nel 1916 lo trasferisce da Dublino al quartier generale in Massachusetts dove si mise al lavoro su una versione ottimizzata del motore Powerplus disegnato da Gustafson. I risultati furono così sbalorditivi da spingere Indian a realizzare una versione più piccola rispetto all’originale.

Questo nuovo motore V-Twin da 67cu.in aveva bisogno di una moto ed è così che Franklin disegnò una moto leggera che fece il suo debutto nel 1919, la Indian Scout. Questa nuova moto aveva un telaio a doppia culla, una trasmissione primaria ad ingranaggio che offriva una durevolezza incredibile ed un peso piuma di 167kg.

La Indian Scout in breve tempo divenne popolarissima tra i motociclisti, vincente nelle competizioni e la moto più usata dagli stuntmen per le loro esibizioni nei “silodrome”.

Nel 1926 la AMA (American Motorcyclist Association) crea una classe da competizione per moto equipaggiate con motori da 45cu.in. Indian, cosciente del fatto che questa categoria era alla propria portata, incarica Charles Franklin di disegnare una versione più grande del motore da 37cu.in.

Il nuovo motore era più grande del 25% rispetto alla sua versione da 37cu.in, ma aveva un incremento di potenza molto superiore del 25%. Sulle ali dell’entusiasmo volarono anche le vendite dei modelli Indian Scout equipaggiati con questo motore, tanto da rendere gli ordini dei modelli equipaggiati col vecchio motore prossime allo zero.

Nel 1928 fa il suo debutto la Indian Scout 101, una versione perfezionata della Indian Scout originale: cannotto di sterzo con angolo maggiore e sella più bassa per aumentare stabilità e guidabilità. Una vera opera d’arte su due ruote disponibile in due versioni: una normale ed una “Police Special” che aveva un interasse ridotto per migliorarne la reattività.

Con la grande depressione americana la compagnia venne rilevata dalla famiglia DuPont che, per mantenere i costi, decise di utilizzare un unico telaio per tutta la linea di modelli prodotti dalla casa.
Per cui, nel 1932, la nuova Indian Scout non aveva più il suo famoso telaio ultraleggero e, di conseguenza, le vendite non furono per nulla soddisfacenti.

Nonostante la morte di Charles Bayly Francklin, nel 1934 – quando gli effetti della grande depressione si fecero un pochino più leggeri – Indian fece un passo indietro per tornare alla filosofia di Franklin. La nuova Indian Scout Sport aveva un telaio leggero, teste in alluminio per risparmiare peso, una migliore dissipazione del calore ed una carburazione ottimizzata per le performance. Queste caratteristiche le permisero di fare vincere la prima gara mai disputata della Daytona 200 nel 1937.

Nel 1920 un certo Burt Munro comprò una Indian Scout che guidò fino a quando, nel 1926, decise di farla andare un pochino più veloce. La moto di Murno è stata la 627° ad essere uscita dalla Hendee Manufacturing Company e aveva il motore da 37cu.in. La versione pesantemente modificata che Munro portò a Bonneville nel 1963 aveva un motore da 850cc e settò il record di velocità (288km/h) per moto equipaggiate con motore da 883cc. Nel 1966, quando tornò a Bonneville, la sua scout aveva un motore da 920cc e settò il record a 476km/h per la classe 1000cc.

Indian Scout oggi

Con una storia del genere, Indian, non poteva far altro che creare dei capolavori. E infatti, la nuova linea di modelli Indian Scout non delude proprio nessuno:

  • Indian Scout: un pacchetto studiato per accontentare chi preferisce un look più classico. Questo pacchetto include tutta l’eredità dello stile Indian ed il meglio che la tecnologia possa offrire in questo momento storico.
  • Indian Scout Bobber: parafanghi tagliati, seduta aggressiva, una vera chicca per gli amanti dei bobber.
  • Indian Scout Rogue: grazie all’ape hanger, al cupolino e ad altre scelte stilistiche si può definire come il modello più aggressivo ed accattivante di tutta la linea Scout .

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